Gli Statuti della Chiesa Madre di San Michele d’Itri secondo il manoscritto del 1787

di Daniele Elpidio Iadicicco

Il manoscritto conservato oggi presso l’Archivio di Stato di Napoli raccoglie gli Statuti con cui, “fin dall’antico”, si è regolata la Chiesa Collegiata e Parrocchiale di San Michele Arcangelo di Itri. Le prime righe riferiscono che altri documenti più antichi erano andati perduti a causa delle guerre e delle incursioni che avevano colpito la zona. Quello che rimane – ricopiato e autenticato dal notaio Carlo Cornacchia nel 1787 – rappresenta la sintesi della tradizione capitolare superstite.

Il Capitolo della Chiesa Madre è composto dall’Arciprete, dal Primicerio, da otto Canonici e da due Cappellani addetti al coro. L’Arciprete occupa il primo posto alla destra dell’altare maggiore; il Primicerio siede alla sinistra; i Canonici seguono ordinati secondo l’anzianità della loro nomina. La stessa disposizione vale per ogni funzione, sia in chiesa sia nelle processioni. Tutte le funzioni pubbliche devono svolgersi con unità e compostezza, nel rispetto assoluto delle precedenze stabilite.

La vita liturgica quotidiana è regolata con precisione. Dopo la Messa del mattino un Canonico o un Cappellano recita il Rosario, e un secondo Rosario viene detto dopo i Vespri. Sono previste le letture sacre e la partecipazione alle ore canoniche nelle solennità, con obbligo di presenza. L’assenza dal coro o l’allontanamento dalle funzioni senza permesso dell’Arciprete comportano una sanzione pecuniaria, segno della severità della disciplina interna.

Gli Statuti comprendono anche le norme sacramentali. Il fonte battesimale della Chiesa Madre è dichiarato unico per il battesimo di tutti i fedeli della parrocchia, e la sua cura – pulizia, ornamento e rinnovo dell’acqua – è affidata al Capitolo. Nel Sabato Santo tutti i membri del coro devono partecipare alle funzioni, comprese la benedizione del fuoco e quella dell’acqua battesimale, con presenza obbligatoria dell’Arciprete e dei Canonici fino alla conclusione del rito.

Le processioni occupano una parte ampia del testo. Devono iniziare e terminare nella Chiesa Madre e il Capitolo vi partecipa al completo in ordine di dignità. L’Arciprete guida il corteo con la cappa pluviale, seguito dal Primicerio, dai Canonici e dai Cappellani. È prescritto che nessuno parli durante il corteo, che non si alterino le distanze e che i paramenti siano adeguati alla solennità della ricorrenza. Nelle celebrazioni più importanti gli strumenti musicali devono accompagnare le funzioni “congrui alla funzione”, seguendo cioè il ritmo liturgico senza anticipi o ritardi.

Tra le processioni principali il manoscritto ricorda quella del Santissimo Sacramento, alla quale il Capitolo interviene con piena assistenza e secondo un ordine stabilito, e quella della Domenica delle Palme, nella quale il corteo si sposta verso un’altra chiesa per la benedizione degli ulivi. Di particolare rilievo è la processione del 21 luglio verso la chiesa della SS. Vergine della Civita, definita “principal protettrice”: in quel giorno il Capitolo e le confraternite procedono in corteo solenne fino al santuario, in un ordine immutato che conferma l’importanza di questa festa per l’intera comunità itrana già nel XVIII secolo.

Gli Statuti regolano anche la predicazione. La priorità spetta a un Canonico della stessa Chiesa; solo se nessuno è disponibile si ricorre a un sacerdote esterno. Le prediche devono essere sobrie, approvate dall’Arciprete e contenute nei tempi previsti.

Nel caso di morte di un Canonico è prescritta una Messa solenne “presente il cadavere”, con l’assistenza dei Diaconi e dei Suddiaconi dei due collegi clericali e con il mantenimento dell’ordine delle precedenze interne. Anche nel rito funebre il Capitolo deve procedere secondo la stessa gerarchia osservata nelle funzioni ordinarie.

Sul piano economico gli Statuti prevedono una revisione annuale dei registri da parte di due Canonici incaricati. In settembre devono esaminare entrate, uscite, censi, affitti, obblighi e rendite della Chiesa Madre, verificare che nulla sia tralasciato e presentare un resoconto al Capitolo riunito. Le proprietà ecclesiastiche comprendono terreni, vigne, uliveti, censi e altre rendite. È previsto inoltre l’obbligo di provvedere ogni anno alla celebrazione della festa dell’Immacolata Concezione, finanziata attraverso la rendita ricavata dalla vendita di quattordici tomoli di grano “al prezzo corrente secondo le stagioni”, destinata specificamente all’apparato festivo.

Gli Statuti stabiliscono infine che tutti gli atti del Capitolo debbano essere registrati nel libro dell’Università, per avere pieno riconoscimento civile, e definiscono le responsabilità dell’Arciprete riguardo alle chiavi della chiesa, della sacrestia e dell’inventario degli arredi.

Il manoscritto si chiude con la certificazione formale del notaio Carlo Cornacchia, che attesta la lettura pubblica degli Statuti al Parlamento dell’Università di Itri e la loro approvazione senza obiezioni. Seguono le firme dell’Arciprete e dei Canonici: Francesco Ruggieri, Michelangelo Piazzolli, Pietro Squizzarri, Nicola de Fabritiis, Filippo Piazzolli, Giuseppe Simeone, Francesco Iudicone, Francesco Squizzarri e Francesco Antonio Antocicco. Con quell’atto l’antica disciplina della Chiesa Madre veniva confermata e riconosciuta sia dall’autorità ecclesiastica sia da quella civile.

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