di Daniele Elpidio Iadicicco
Il 1849 trovò il Golfo di Gaeta in una condizione eccezionale. Dal novembre dell’anno precedente la fortezza ospitava Pio IX, fuggito da Roma e accolto sotto la protezione di Ferdinando II. Nel febbraio arrivò anche Leopoldo II, granduca di Toscana, costretto a lasciare il proprio Stato. Per alcuni mesi nella stessa città si trovarono dunque tre sovrani, con le rispettive corti, dignitari e rappresentanti diplomatici di mezzo mondo.
La situazione politica richiedeva una presenza militare altrettanto eccezionale. A Roma il 9 febbraio era stata proclamata la Repubblica Romana e Ferdinando II si preparava all’intervento nello Stato Pontificio. Giovanni Pagano, nella sua Storia di Ferdinando II re del Regno delle Due Sicilie dal 1830 al 1850, descrive con precisione la concentrazione delle truppe: «Il Corpo Napolitano fu organizzato in Terra di Lavoro, nei mesi di Marzo e di Aprile del 1849. La fanteria e porzione dell’artiglieria furono accasermate in Fondi, Itri, Gaeta, e Mola». Vi erano reparti della Guardia, Cacciatori, Real Marina, Carabinieri a piedi, 11° di Linea, 8° Cacciatori e Svizzeri. Una parte dell’armata si mosse poi verso lo Stato Pontificio e Pagano definì Gaeta «base cardinale del napolitano esercito». I militari erano “acquartierati” a Gaeta e Formia, con alcune compagnia anche su Itri e Fondi a difendere i confini.
Migliaia di uomini provenienti da località e reparti differenti si trovarono così a vivere nelle caserme e negli alloggiamenti del territorio, utilizzando strutture comuni e spostandosi lungo le stesse strade. Proprio in quei mesi comparve un’altra emergenza: IL VAIOLO.
La notizia è attestata espressamente dal Ministero della Cultura attraverso l’Archivio di Stato di Roma, che nella ricostruzione delle vicende ottocentesche ricorda senza ambiguità a Gaeta «l’epidemia di vaiolo del 1849».
Per il Golfo non era la prima grande tragedia sanitaria dell’Ottocento. Nel 1836-1837 il colera aveva provocato quasi ottocento morti nel Golfo. Poco più di dieci anni dopo il vaiolo colpiva una Gaeta profondamente diversa, con una popolazione temporaneamente accresciuta dalle vicende politiche e militari.
La malattia non era nuova neppure per la città. Gli Annali civili del Regno delle Due Sicilie, riferendosi a un periodo precedente, osservavano che su circa 1.800 comuni della parte continentale «il vaiuolo si è mostrato in sedici soltanto», indicando espressamente tra questi «Gaeta». Nelle stesse pubblicazioni compare più volte il dottor Perez di Gaeta, vaccinatore locale di lunga esperienza. La vaccinazione antivaiolosa era dunque praticata a Gaeta già prima del 1849, anche se non garantiva una copertura generale della popolazione. I primi vaccini furono utilizzati già sotto Napoleone agli inizi dell’ 800.
Lo spoglio dei registri dello stato civile mostra le dimensioni assunte dalla mortalità in quell’anno. A Gaeta il numero complessivo dei morti arrivò quasi a raddoppiare rispetto agli anni precedenti, con una presenza particolarmente impressionante di bambini.
Il dato però più impressionante è la mortalità tra i soldati. . Nel corso del 1849 i registri restituiscono circa 200 militari morti tra Gaeta e Formia: approssimativamente 170 a Gaeta e 30 a Formia. A questi si aggiungono una decina di decessi militari registrati a Fondi.
Gli atti non riportano generalmente la malattia che provocò il singolo decesso. Consentono però di individuare le strutture nelle quali molti di questi uomini morirono. A Gaeta funzionava l’ospedale militare, mentre a Formia era stato allestito l’Ospedale Militare provvisorio di Santa Teresa, che sarebbe tornato a svolgere la stessa funzione durante le successive vicende del Risorgimento. Accanto alle strutture militari, a Gaeta funzionava l’ospedale civile di Sant’Angelo, dove i registri mostrano soprattutto decessi di persone in età molto avanzata. Nel borgo di Gaeta, oltre che decine e decine di bambini morirono moltissimi cittadini in età compresa tra i 20 ed i 40 anni.
Una concentrazione così forte di uomini rappresentava un terreno favorevole alla diffusione di una malattia contagiosa. I soldati condividevano alloggiamenti e servizi, provenivano da luoghi differenti ed erano soggetti a continui trasferimenti. Il vaiolo si trasmetteva facilmente nei contatti ravvicinati e prolungati e la vita collettiva delle caserme poteva quindi facilitarne la propagazione.
La situazione gaetana non era isolata. Il vaiolo stava creando seri problemi anche a Roma. Già nel 1848, «a seguito di una recrudescenza dell’epidemia vaiolosa», la Magistratura romana aveva organizzato una campagna gratuita di vaccinazione, rivolta in particolare ai poveri. Per convincere i vaccinati a tornare dopo otto giorni, così da permettere ai medici di controllare l’esito dell’inoculazione, veniva corrisposto un premio di due paoli. Stessa cosa accadde nell’autunno del 1849.
Proprio nel 1849 la questione della vaccinazione arrivò anche all’interno della Corte borbonica. Il medico Giuseppe Negri, sostenitore della vaccinazione animale, fu chiamato nel novembre di quell’anno. Il cavaliere Franco Rosati, medico di camera degli ultimi sovrani delle Due Sicilie, ricordò successivamente che «la Corte ne venne informata e dovendo inoculare uno o due principi, nel 1849 nel mese di novembre, fece chiamare il su nominato Negri per adottare il suo metodo».
Negri utilizzava autentico cow-pox, materiale vaccinale ricavato dal vaiolo bovino: la Corte lo fece arrivare dall’Inghilterra e il medico lo impiegò per vaccinare un principe reale, ottenendo poi di mantenerne una disponibilità continua attraverso le vacche dei siti reali, destinandone una parte alla Corte e il restante alla popolazione. Rosati aggiungeva che il metodo «fu eseguito sempre con favorevole riuscita fino al 1857 in Gaeta».
Era il risultato di una tradizione vaccinale sviluppatasi nel Regno fin dall’inizio dell’Ottocento, con medici come Michele Troja e Gennaro Galbiati. Nel 1849, tuttavia, quella pratica ormai vecchia di alcuni decenni si trovò nuovamente a confrontarsi con un’epidemia capace di incidere profondamente sulla mortalità di Gaeta.
Fonti
Ministero della Cultura – Archivio di Stato di Roma, Il Teatro nel Lazio, scheda storica di Gaeta: attestazione dell’«epidemia di vaiolo del 1849».
Giovanni Pagano, Storia di Ferdinando II re del Regno delle Due Sicilie dal 1830 al 1850: organizzazione del Corpo Napolitano nel marzo-aprile 1849, acquartieramento delle truppe a Fondi, Itri, Gaeta e Mola, composizione dei reparti e operazioni nello Stato Pontificio.
Pio IX, Protesta “La serie”, Gaeta, 14 febbraio 1849: presenza presso il pontefice dei rappresentanti delle potenze e dei governi amici della Santa Sede.
Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce Leopoldo II di Asburgo Lorena, granduca di Toscana: trasferimento del granduca a Gaeta nel febbraio 1849.
Annali civili del Regno delle Due Sicilie, relazioni sulle vaccinazioni e sul vaiolo: precedente presenza del vaiolo a Gaeta e attività del dottor Perez.
Bullettino delle scienze mediche, vol. IX, 1840: attività del dottor Perez di Gaeta e osservazioni sulla vaccinazione antivaiolosa.
Notificazione, Roma, 13 aprile 1848: campagna vaccinale conseguente alla recrudescenza del vaiolo e premio per il controllo della vaccinazione dopo otto giorni.
Notificazione, Roma, 8 ottobre 1849, pubblicata anche ne L’Araldo della Guardia Nazionale e dell’Esercito, vol. II, Napoli, 1849: campagna vaccinale e premio di venti baiocchi per chi tornava dopo otto giorni a mostrarne l’esito.
Franco Rosati, testimonianza del 4 marzo 1865, in Archivio di memorie ed osservazioni di chirurgia pratica: chiamata di Giuseppe Negri da parte della Corte nel novembre 1849, vaccinazione dei principi e prosecuzione del metodo a Gaeta fino al 1857.
Annali universali di medicina e chirurgia, vol. 207, 1869: Giuseppe Negri, vaccino procurato dall’Inghilterra e utilizzo delle vacche dei siti reali.
F. M. Buonaguro et al., The XIX century smallpox prevention in Naples and the risk of transmission of human blood-related pathogens, «Journal of Translational Medicine», 2015: storia della vaccinazione animale napoletana e attività di Galbiati e Negri.
Stato civile di Gaeta e Formia, Morti, 1849: spoglio degli atti e degli indici relativo alla mortalità civile e militare, all’ospedale militare e all’ospedale civile di Sant’Angelo di Gaeta e all’Ospedale Militare provvisorio di Santa Teresa a Formia.
Stato civile di Fondi, Morti, 1849: decessi militari, compresi quelli registrati presso la caserma.
