Litorale: commercio abusivo e minorile

Come ogni estate è iniziato regolarmente su tutte le spiagge del nostro litorale il mondo (commerciale) di mezzo. Un mondo che non conosce regole, non è soggetto a leggi e non conosce crisi di sorta. Stiamo parlando del sempre verde commercio da spiaggia, perpetuato nella maggior parte dei casi da extracomunitari, ma non solo.

Non troverete in questo articolo discorsi di razzismo, etnia, di immigrazione che tanto appassionano l’italico popolo negli ultimi tempi.

Quello che si fa è un discorso di buon senso. La tassazione da capogiro presente in Italia, con annessi balzelli, permessi, tasse indirette, tasse comunali, immondizia, obblighi, vincoli, controlli e concessioni di licenze strozzano per non dire distruggono la maggior parte delle iniziative commerciali. Addirittura se si estende il discorso a tutte le partite IVA sembra che l’80-85 % delle attività chiudono nei primi tre anni.

Come si può tollerare in questo clima il prolificare di attività del tutto illegali in spiaggia? Non vi affannate a preparavi alla tolleranza di rito. Spesso si sente dire: non sarà mica colpa loro se le aziende falliscono.

Il fatto non è questo. Il problema è che le attività sono soggette davvero a mille difficoltà, quasi tutte imposte dallo stato, ad una concorrenza del mercato web incalzante e non si comprende come invece altre possano essere libere da qualsivoglia regola o controllo.

Che non si tratta di discorsi razziali è chiaro, basti pensare che il commercio peggiore è riservato proprio agli abusivi italiani. Se gli extracomunitari propongono vestiario, accessori, cappelli, occhiali, borse, monili, giochi per bimbi, accessori per la tecnologia e cd, tutto rigorosamente falso e contraffatto. Gli italiani sono specializzati, neanche a dirlo, nel cibo ed ecco che in spiaggia con un livello igienico sanitario da far invidia alle famose fogne di Calcutta si vende: cocco, noccioline, granite, pizze, bombe calde ed addirittura pesce fresco e mitili. Questo è davvero il colmo pesce fresco e mitili che avanzando sotto un sole a 35 gradi viene poi venduto in barba a qualsiasi legge igienico-sanitaria nazionale.

Tutto questo oltre che a mettere in pericolo ( nel caso del cibo) la salute pubblica, oltre a danneggiare le firme che vengono contraffatte produce un effetto di desertificazione commerciale nel territorio. Se prendiamo ad oggetto la spiaggia di Santo Janni di Formia ad esempio, potremmo notare che non esiste (ad eccezione di un singolo operatore) nessuna attività di rivendita in tutto il lungomare. Nessuna attività di nessun tipo è pensabile se come concorrente hai un abusivo che raggiunge i clienti sin sotto l’ombrellone ed a prezzi decisamente più bassi dei tuoi.

La cosa più odiosa è poi vedere dei ragazzi poco più che bimbi costretti alle stesse fatiche. Ecco che qui lo sfruttamento del lavoro minorile fa il resto e il tutto diviene inciviltà e barbarie.

In tutto questo dove sono le forse dell’ordine preposte? Da nessuna parte. Anche perché in qualche caso isolato in cui si è tentato di sradicare questa brutta tradizione i cittadini si sono spesso schierati in favore degli abusivi rendendo anche svilente e demoralizzante l’operato delle forze dell’ordine.

Ogni tanto qualche sparuta pattuglia dei vigili urbani la vedrete passare ma sarà soltanto per problemi di viabilità o per controllare che tutti abbiano pagato il parcheggio, quello si importante e da tenere sotto un’inflessibile controllo.

Daniele E. Iacicicco

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