I Merola di Traetto: la famiglia che allevò Pasquale Mattej e segnò la storia del territorio


Quando si parla di Pasquale Mattej, uno dei più illustri studiosi e storici dell’Ottocento formiano, si pensa al profondo legame che lo univa alla famiglia Merola. Fu proprio questa famiglia a crescerlo e ad accompagnarlo nei momenti più difficili della sua vita, tanto da lasciare un segno indelebile nella sua esistenza.

La madre di Pasquale Mattej, Carolina Merola, apparteneva infatti ad una delle più importanti famiglie dell’antica Traetto. Suo padre era Vincenzo Merola, mentre Lucia Merola, sorella di Vincenzo, era la prozia che avrebbe cambiato il destino del giovane Pasquale.

L’infanzia di Pasquale fu segnata da una serie di lutti. Nato nel 1813, perse il padre, Don Simone Mattej, nel 1819, quando aveva appena sei anni. La madre, Carolina Merola, rimasta vedova in giovane età, si risposò alcuni anni dopo con don Salvatore Scognamillo, dal quale ebbe altri due figli, fratellastri di Pasquale. La nuova unione durò però poco: nel 1828, a soli quindici anni, Pasquale rimase orfano anche della madre. Fu allora che la prozia Lucia Merola (sorella del nonno) accolse lui e le sue sorelle, allevandoli con affetto e dedizione per quasi un decennio. Lucia, sposata con Nicola Maltese, non aveva figli e così quei piccoli pronipoti le divennero molto cari.

Nel 1837 il colera colpì duramente il territorio. Tra le vittime vi fu probabilmente anche Lucia Merola. Pasquale aveva appena ventiquattro anni e perdeva così anche quella che, di fatto, era stata la sua seconda madre. La gratitudine nei suoi confronti fu tale che lo stesso Mattej volle dedicarle una monumentale lapide marmorea, tuttora conservata nella navata destra della chiesa di Sant’Erasmo a Formia.
Per scoprire di più sui Merola, interessante è stato consultare il catasto onciario di Traetto, che consente di ricostruire uno dei principali rami della famiglia Merola tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo. Nel catasto abbiamo potuto censire Lorenzo Merola, trisavolo di Pasquale, nato verosimilmente intorno al 1675, sposato con Donna (nome non leggibile) La Rosa oppure La Rana. Il documento censisce ben ben quattro pagine di proprietà, segno della notevole consistenza del patrimonio posseduto.

Il catasto attribuisce ai Merola un patrimonio imponibile di oltre 160 once, una consistenza fiscale che li colloca senza dubbio tra le famiglie più ricche e influenti della Traetto settecentesca.

Tra i figli di Lorenzo figurano il reverendo don Michele Merola (nome non facile da leggere), il reverendo don Giuseppe Merola, Tiberio Merola, nato verosimilmente intorno al 1715, Giuseppe e Maddalena Merola.

Ed è proprio qui che il documento assume un’importanza straordinaria. Tiberio Merola è infatti il bisnonno materno di Pasquale Mattej. Il catasto censisce già anche il suo nucleo familiare, composto dalla moglie Dorotea (Di) Roma e dai figli Giuseppe, Rosa e il piccolo Crescenzo, che nel catasto ha appena un anno. Nel documento non compaiono invece Vincenzo Merola, futuro nonno materno di Pasquale Mattej, né la sorella Lucia Merola, probabilmente ancora non nati quando fu compilato il catasto.

Proprio Crescenzo Merola riappare molti decenni più tardi in un’importante documento conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, qui è conservata infatti una mappa contenente tutti i fondi appartenenti all’eredità del fu don Crescenzo Merola, preziosa testimonianza della continuità del patrimonio familiare e della sua consistenza ancora nell’Ottocento. Le ricerche hanno inoltre riportato alla luce un’altra figura di straordinario interesse: don Stefano Merola, il più illustre esponente della famiglia finora noto.

Il suo nome è legato alla celebre cartiera di Scauri, una manifattura sorta lungo la via Appia e ricordata anche da Johann Wolfgang von Goethe nella biografia dedicata al pittore di corte Jakob Philipp Hackert. Tra il 1788 e il 1789 la cartiera di don Stefano fornì la speciale carta utilizzata per la stampa dell’Atlante Geografico del Regno di Napoli di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, una delle più importanti opere cartografiche dell’età borbonica. I fogli prodotti a Scauri erano infatti adatti alla stampa delle grandi tavole incise su rame e recavano la filigrana «Stefano Merola 1788» o le iniziali «S M».

Il rapporto con la corte è confermato da un documento del Banco dello Spirito Santo del 22 maggio 1789, nel quale si registra il pagamento di 45 ducati al regio incisore Giorgio Hackert, somma da lui anticipata a don Stefano Merola per una risma di carta fornita dalla «Regia Fabbrica di Scauri» e destinata alla stampa delle carte geografiche ordinate da Ferdinando IV. La risma giunse a Napoli franca di porto e di gabella, segno del carattere ufficiale della commessa. Per oltre un secolo la famiglia fu protagonista anche della vita amministrativa di Traetto, esprimendo numerosi sindaci che guidarono il Comune in alcune delle fasi più significative della sua storia.

Il primo fu Pasquale Merola, sindaco nel 1821. Gli succedettero Raffaele Merola, alla guida del Comune dal 1832 al 1838, Stefano Merola, sindaco tra il 1845 e il 1851, Lorenzo Merola, che amministrò Traetto nel delicato passaggio tra il 1860 e il 1861, durante gli anni dell’unificazione italiana, quindi Filippo Merola, sindaco dal 1886 al 1891, e infine Francesco Merola, che ricoprì la massima carica cittadina nel 1926.

Non è ancora possibile stabilire con certezza quale fosse l’origine più antica della famiglia, né se i Merola giunsero a Traetto da altri territori. È però certo che, già tra la fine del Seicento e il Settecento, risultavano profondamente radicati nella comunità locale, dove accumularono un ingente patrimonio, diedero vita a importanti attività imprenditoriali e ricoprirono ripetutamente le più alte cariche civiche.

CURIOSITA’: Lo stemma disegnato dal Mattej per i Merola, potrebbe contenere anche ricordi più ampi. Alla sinistra di chi guarda si può apprezzare lo stemma dei Merola, a destra lo stemma deve essere quello dei Roma (di Roma), anche se appena diverso da quelli conosciuti. Dato il prestigio di questa famiglia il Mattej volle forse omaggiare il matrimonio del suo Bisnonno Tiberio Merola con Dorotea di Roma. Altra spiegazione è che lo stemma esistesse su qualche proprietà e che il Mattej lo abbia solo riportato.

Lo stemma Roma alias Di Roma

Si ringrazia per la collaborazione l’avv. Nicola Pesacane e Gerardo Masone.
Fonti: Archivio di Stato di Napoli; Catasto Onciario di Traetto; “Pasquale Mattej” di G. Ottaviani.
In foto: la lapide dedicata a Lucia Merola, conservata nella chiesa di Sant’Erasmo a Formia, e lo stemma della famiglia Merola disegnato da Pasquale Mattej.

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