Nacque ad Avellino da Antonio e Maria Civita Centola l’8 gennaio del 1852. Fece presto carriera in marina sino a diventare Tenente Generale, comandante del Porto di Napoli. Nel 1920 Giuseppe D’Henry viene eletto come Sindaco di Formia.

La sua prima giunta era composta dagli assessori: Nuzzi, Petrone, Nardi, Miele, Purificato, Bartolomeo.


Il Sindaco D’Henry rimase in carica sino al 1925, quando i fascisti di Formia lo mettono sotto accusa. Gli stessi presentano al sottoprefetto un esposto contro di lui. Il sindaco D’Henry è accusato di irregolarità nella gestione comunale. Diversi i consiglieri che si dimisero. Le accuse erano in realtà del tutto ideologiche. Lo stesso era accusato di sentimenti antifascisti [coltivati] nonostante apparenti manifestazioni di deferenza al governo nazionale.

Lo stesso fece celebrare una manifestazione in ricordo di Giacomo Matteotti, pochi mesi la sua uccisione. L’inchiesta fu affidata al capo della ragioneria della Prefettura di Caserta, Giovanni Adriano, che la concluse dichiarando “comprovate le accuse mosse dal partito fascista”. Fu così che il 23 luglio il Consiglio comunale venne sciolto. Il Sindaco D’Henry morì dieci anni dopo il 4/2/1935, aveva ricevuto l’onoreficenza di Commendatore. Giuseppe D’Henry era sposato a Formia con Fortunata Salvago che con lui riposa presso il cimitero di Formia.
A Formia è stata dedicata a questo sindaco una strada, traversa di Via Appia lato Napoli (zona S.Giulio).

La storia ci narra di un altro Giuseppe D’Henry, molto probabilmente suo nipote, nato a Roma nel 1920, medaglia di Bronzo al Valor Militare, essendo morto nella seconda guerra mondiale insieme all’eroico Comandante Cini per l’affondamento della loro unità navale. La famiglia del ramo del nostro sindaco, da Avellino e Napoli, passando per Formia si stabilì poi a Roma, e da li a Triste, dalla quale si pensa i d’Henry ordinariamente venivano. Famiglia triestina dalle radici francesi, forse di fede ebrea. Nel 1952 A Trieste fu conferita la Laurea IN SCIENZE POLITICHE alla memoria del giovane eroe Giuseppe D’Henry.

Daniele E. Iadicicco
