Un giallo storico, affascinante e misterioso che coinvolge uno dei personaggi più importanti per la storia itrana.
Stiamo parlando del Beato Paolo Burali d’Arezzo, nato Scipione, fu Cardinale e Arcivescovo di Napoli. Nato nel 1511 apparteneva alla nobile famiglia Burali d’Arezzo, fu fine giurista, molto amato dal popolo per la sua vocazione in supporto dei più deboli.
Le sue spoglie sono conservate in una teca nella “Cappella del beato Paolo Burali d’Arezzo” della Basilica di San Paolo Maggiore voluta nel 1773 per consacrare l’allora cardinale arcivescovo di Napoli.
Da un libro datato 1751 dal titolo “Descrizione istorica del Monastero di Monte Cassino…” di Flavio Della Marra viene fuori un particolare assai curioso che se verificato potrebbe rilevarsi si fondamentale importanza.
In questo libro si dice che entrando a Monte Cassino si può ammirare un bastone (pastorale) che appartenne al Burali d’Arezzo, Arcivescovo di Napoli. Lo si descrive così: “In prima si vede un bastone in avorio, tramezzato con unghia della gran bestia, ed a meraviglia lavorato, con alcune figure, rappresentanti i vari misteri di Gesù Cristo e di Maria Vergine”. Lo stesso sarebbe stato donato a Montecassino da Giavanni Antonio Rabbafer, colonello tedesco. Sarebbe stato questo oggetto del sacco di Gaeta avvenuto nell’Assedio del 1707. Il pastorale sarebbe stato riconosciuto dal Vescovo Guerriero de Torres di Gaeta per ordine della Sacra Congregazione. I tedeschi lo sequestrarono a casa degli eredi di tale Egidio Santillo assieme ad altre antichità a Gaeta.

La questione si fa interessante nel momento in cui in Museo attuale di Montecassino, nella sezione avori, mostra ben quattro pastorali. Uno di questi coincide proprio con la descrizione su fatta. Anche se questo reca un altra didascalia, bisogna dire che solo 3 pastorali su 4 recano una descrizione. Quindi facilmente si sarà fatto uno scambio di opere poste in mostra. Questo ci pare più plausibile se pensiamo che molte opere del museo di straordinaria importanza non recano alcuna descrizione.
La traccia tra l’altro non viene da libri terzi, da biografie o romanzi ma viene da un libro proprio dedicato alla bellezze presenti in Montecassino. Descritte dall’autore che le vide e le censì. Il libro fu scritto in un’epoca più vicina ai fatti ed alla morte del “nostro” Burali d’Arezzo che in quel periodo non era neanche stato elevato a Beato.
Contattato il Museo di Montecassino nessuno ci ha saputo dare ulteriori spiegazioni. Fatto sta che se si riuscisse a confermare la notizia Itri potrebbe ammirare una reliquia più unica che rara di uno dei suoi figli più illustri.
Daniele E. Iadicicco
